Premio Dialogare 2005
Narrativa

Testo segnalato"Di passaggio"

Per conoscere meglio Carla Rezzonico Berri....



Ci può raccontare il suo percorso letterario?

Non c’è nessun percorso letterario... o forse sì, nel senso che leggere e scrivere sono due attività che mi accompagnano dall’infanzia. La lettura mi immerge in altre vite, in altre realtà, mi permette di accompagnare i sogni, i progetti, le speranze, le delusioni, i fallimenti, le attese, i dubbi dei personaggi, che qualche volta sono anche miei. Mi fa scoprire modi diversi di accostarsi alla vita, ai casi del destino. Leggere mi diverte, mi appassiona, mi arricchisce. E’ un bisogno.
Il mio scrivere è stato finora un privatissimo dare spazio alla memoria: fissare un attimo o una storia e prenderne distanza, perché una volta che le emozioni, i ricordi, le riflessioni sono sulla carta sono libera di riviverle o di accantonarle. E’ anche un modo per guardare le cose da un altro punto di vista.

Scrivere per una giuria, l’ha condizionata o particolarmente stimolata ?
Quello che mi ha fatto scattare l’idea di raccontare un’esperienza vissuta qualche anno fa è stato il titolo del concorso: “Legami fragili”. Appena l’ho letto ho pensato a quella casa per anziani che per circa un anno ho visitato quasi quotidianamente perché vi era ricoverato mio padre: ho rivisto i legami fragili e allo stesso tempo tenaci e fortissimi che s’instauravano tra le persone nel contesto emotivamente coinvolgente dell’equilibrio precario tra la vita e la morte. E mi sono ricordata di un legame particolare, giocato sulla sfida, sulla rabbia, forse anche sulla solidarietà e sulla tenerezza, che avevo visto nascere in quella situazione. Il concorso mi ha dato la spinta per dare forma a quel ricordo e per confrontarmi, per la prima volta, con un lettore.

Che cosa la spinge a scrivere?
La scrittura è una forma di espressione in cui mi sento a mio agio. Quando scrivo sono obbligata a riflettere, a chiarire a me stessa, prima di tutto, ciò che penso, a fare ordine. Sarà banale a dirsi, ma scrivere è liberatorio.

Scrive abitualmente per sé o si è già confrontata con il pubblico?
Ho pubblicato una ricerca sulla storia della chiesa più antica della mia valle, la Verzasca, e qualche articolo, sempre di carattere storico, su giornali e riviste. Mi sono occupata - un po’ per lavoro, un po’ per interesse personale - di tradizioni e usanze legate al matrimonio, all’infanzia, al mondo rurale. Attualmente sono occupata a tempo parziale presso il centro editoriale “di famiglia” e preparo testi per diverse riviste, tra cui una dedicata alla viticoltura e all’enologia in Ticino.
Da adolescente mi sono anche confrontata un paio di volte con dei concorsi. Nella mia biblioteca c’è una copia di un libro di Giovanni Bianconi con una nota “Premio concorso letterario Verzasca e Piano”, ma non ricordo assolutamente cosa avessi scritto. Mi ricordo invece di un brano dedicato al fiume con cui ho vinto, da ragazza, una “sfida” letteraria della RTSI.

Quale pubblico si immagina (o magari desidera)?

Mi piacerebbe riuscire a suscitare emozione e riflessione. In questo senso penso a un lettore che si lasci “prendere” dal testo.

Dopo il concorso, qualche progetto?
Da anni penso a una ricerca storico-narrativa che segua le tracce dei miei antenati. Percorsi di fatiche e di emigrazione, in valle, nella pianura lombarda, in Francia, in Australia, in California. Storie comuni e eccezionali, come quelle di tutti.

…o un sogno nel cassetto?
Letterario? Trovare le parole per scrivere di un affresco che amo molto.

(a cura di Claire Fischer)