Premio Dialogare 2010
Racconto


Testo segnalato Scrivo, se non a te, caro S, allora a chi? 

Per conoscere meglio Marilena Anzini Caccia


Chi è Marilena e cosa fa nella vita ?

Sono mamma di quattro figli avuti molto presto. Amo fare sport e la montagna è una delle mie grandi passioni, la Valle Maggia dunque è la casa giusta per me. Sento una grande e pure pressante forza espressiva che cerco di esprimere con la scrittura, la pittura, la cucina e tutto quanto unisce il pensiero all’uso delle mani per essere creato.

Come si è avvicinata alla scrittura?

Ho amato scrivere da quando sono stata capace di tenere in mano una penna. Da ragazzina inventavo storie e poi ho cominciato con le poesie. Mi piace lo stato d’animo particolare di quando riesco a dire quello che sento il più vicino possibile all’emozione del sentire.

Ha già partecipato ad altri concorsi?

Ho partecipato più volte al concorso indetto dal Festival dei Festival dedicato alla montagna e ho ottenuto premi e riconoscimenti. Anche il giornale Azione ha pubblicato un mio scritto. Scrivo molto, ma tante cose rimangono lì a metà. Lo stimolo del concorso mi serve per trovare la disciplina necessaria per portare a termine un’idea, un racconto..

Scrivo, se non a te, caro S., allora a chi?: un racconto nel quale potrebbero specchiarsi altre donne accomunate dalla solitudine, dal crescere i figli da sole… un parlare allo specchio di sé stesse. Ma scriverne? Lei, come ha maturato la decisione di scrivere in chiave autobiografica?

Scrivere, per me, è questo: emozioni. Vere perché possibili. Decidere che altri possano leggerle non è stato facile perché mi sono già trovata di fronte a commenti inadeguati e gratuiti. Ma non è importante se scrivo di me oppure no, se è tutto vero o soltanto in parte. Questo ha un valore e conta per me. Per chi legge, ciò che vale è se riesco a dare emozioni, a trasmettere pensieri, a stimolare sensibilità.

Come ha accolto il verdetto della giuria del Premio Dialogare?

Quando ho spedito il mio scritto ero abbastanza soddisfatta e questo è ciò che più conta per me. Però quando ho avuto la notizia mi ha fatto molto piacere perché voleva dire che altri, oltre alle mie prime lettrici, le mie figlie, hanno apprezzato il mio lavoro.

Quindi, un incentivo a continuare a scrivere … se non a S. a chi?

C’è sempre qualcuno a cui scrivere. A cominciare da me stessa. Molte volte scrivo per me, per dirmi “Cara mia sei qui. Qualcosina l’hai imparata e molto ti resta ancora da fare!” Trovo coraggio nello scrivere: scrivere è più di pensare. È una forma, un colore, un simbolo che dà peso al pensiero. Sì, sicuramente un incentivo.

(Intervista a cura di Lorenza Hofmann)