Premio
Dialogare 2011
Racconto
Testo premiato “La
lacrima”
Per conoscere Sabrina Hilpisch

Chi è Sabrina Hilpisch?
Sono principalmente una mamma, di tre adolescenti! Scrivere è un po’ uno
sfogo, ma cerco comunque di farlo con un certo impegno, trovando delle immagini
attraverso le parole.
Leggo parecchio. Da qualche anno ho intrapreso un’attività tutta
mia (nel senso che me la gestisco io); con la collaborazione delle bibliotecarie
e dei bibliotecari delle varie sedi incontro le classi nelle scuole medie
del Cantone e propongo loro delle letture, seguendo temi o semplicemente
cercando di stuzzicarli. Sono dei momenti davvero arricchenti. La letteratura
per ragazzi è spesso “snobbata” ma è una fonte
davvero preziosa.
Menzione speciale nel 2005, primo premio nel 2011: come ha accolto la notizia?
Ho accolto la telefonata della Signora Varini con moltissimo piacere, ci
mancherebbe! Ho controllato la mia voce, volendo dare un’impressione
comunque di tranquillità, ma in realtà saltellavo per casa!
Splendido, sapere che un racconto è stato apprezzato fa molto piacere.
Soprattutto se letto anonimamente, da persone che non ti conoscono e che
quindi valutano senza nessun tipo di riserbo.
Dopo la menzione del 2005 ho partecipato a altri concorsi, ma decisamente
senza successo! Non mi sono data per vinta, e ho fatto bene. Questi riconoscimenti
aiutano, danno fiducia nei propri mezzi.
Perché un racconto ambientato
a Teheran?
La lacrima, come mi accade spesso, nasce da una notizia letta su un quotidiano.
Eravamo nell’estate 2009, dopo la ri-elezione di Ahmadinejad. Le
piazze e le strade di Teheran erano invase da giovani che protestavano
contro i brogli e contro il regime. La polizia e i vari apparati governativi
non ci pensavano due volte a reprimere e ad arrestare i manifestanti.
Leggevo appunto che molte ragazze giovani venivano imprigionate per una
notte, con l’intenzione di giustiziarle il mattino seguente. La legge però impedisce
di giustiziare delle vergini. Allora i loro aguzzini, durante la notte, improvvisavano
un matrimonio, le violentavano, e il mattino avevano tutto il diritto di
impiccarle.
Dal perentorio Adesso basta! del
bando di concorso al titolo del racconto La
lacrima…
Una lacrima, una sottilissima parte del corpo che si squarcia e garantisce
il diritto alla morte.
Quel "grido muto di libertà" della protagonista del suo
racconto non sarà più "muto" grazie alla sua "penna". È questa
la sua "arma" contro la violenza?
Beh, notizie del genere non possono non lasciare un segno. Poi ognuno trova
il proprio modo per “metabolizzarle”. Io, molto spesso, scrivo.
E immagino un racconto, quasi un film, per rendere tutto più reale,
se ce ne fosse ancora bisogno. Perché i commenti, le condanne, le
indignazioni sono già sottintese.
Bastasse un racconto a fermare tutto questo! A dire veramente «Adesso
basta!» - in molti ambiti, intendiamoci, anche molto più vicini
alla nostra realtà - sarebbe molto bello. Esprimere con fermezza ogni
tipo di offesa è comunque responsabilità di tutti!
Progetti?
Come ho già detto, iniziative come quelle del vostro concorso, stimolano,
danno l’opportunità di esprimere disagi, opinioni, ingiustizie.
Da parte mia, dopo questa bella soddisfazione, l’entusiasmo per continuare
a scrivere non manca certo!
Intervista a cura di Lorenza Hofmann
3 marzo 2011