Il
15 dicembre 2005 è stato chiuso il concorso di narrativa/riflessione
aperto il 15 giugno 2005 e al segretariato di Dialogare sono giunti
77 lavori
da varie parti del Ticino e dallItalia. Tema La
svolta
Il testo doveva rispettare le seguenti condizioni:
in lingua italiana, inedito e della lunghezza massima di
3 cartelle (10'000 segni inclusi gli spazi)
Il verdetto della giuria
La giuria Osvalda Varini, presidente
Carla Agustoni
Monica Piffaretti
Luciana Bassi Caglio
Franca Tiberto
Luciana Tufani
ha espresso il seguente verdetto: Vince il premio
di Fr 1'000.-
il racconto
Disincanto
di Cristina
Foglia,
Locarno
La svolta. La svolta di una figlia che scrive al padre per dirgli, con tutto
il coraggio che ha finalmente saputo darsi, addio. Addio, come già
gli avevano detto tutti i suoi fratelli e come aveva fatto sua madre. Addio,
a quel padre artista della fotografia, che solo a quella, e anche a qualche
bicchiere in più allosteria, pensava. Un padre che non si accorgeva
o non voleva accorgersi, della miseria nella quale la famiglia viveva, e nulla
faceva per arrestarla. Un racconto liberamente ispirato alla vita del fotografo
bleniese Roberto Donetta, vissuto a cavallo fra lOtto e il Novecento.
Un racconto-affresco che, sotto forma epistolare, pennella in uno stile essenziale
e sobrio, ma decisamente capace di profondità espressiva, il fosco quadro
di una famiglia distrutta. Distrutta pezzo per pezzo, episodio dopo episodio,
dalla cecità di un padre-padrone, che la subordina alla sua sola passione.
Il racconto di una tragedia agli albori del secolo scorso, ma facilmente attualizzabile.
Oggi non mancano forse più i pezzi di legno da bruciare nel camino e
neppure le scarpe nuove, ma quando il padre
è padrone, qualunque sia la causa a lui più cara, il finale
è spesso il medesimo.
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Motivazioni
della giuria per i racconti segnalati
Cronaca
di una mezzora di Giulia
Maria Ciarpaglini, Ferrara.
Lautrice ha sviluppato la tematica dellalcolismo, attirando lattenzione
su alcuni tratti comuni agli alcolisti. E` questa trama leggera che porta il
lettore verso la conclusione del racconto, ritardando la rivelazione finale
e tenendone desta lattenzione.
Lio narrante esprime lungamente un rifiuto totale, anche se apparente,
ad affrontare la psicoterapia e manifesta anche un certo disprezzo per gli
altri pazienti e per i medici, ma finisce poi per afferrare il salvagente lanciatole
dallistituzione. Il finale è inaspettato in quanto si verifica
un rovesciamento della situazione in rapporto alle premesse iniziali. Questa è la
parte più efficace del racconto perché strutturata in modo tale
da rispecchiare unesperienza umana di grande sofferenza, senza cadere
in moralismi. Il dialogo finale descrive con intensità
e senza toni didattici lincontro con il gruppo terapeutico e con le cure.
E` la svolta.
Il gatto
mascherato di Flavio
Arrigoni, Coldrerio
Un'analogia simbolica lega il protagonista del racconto, un impiegato che lascia
dopo 30 anni il posto di lavoro, e un quadro, che gli aveva tenuto compagnia,
come una fedele mascotte. Entrambi portano una maschera. Sotto questa maschera,
l'impiegato mimetizza il disagio, persino l'angoscia, del distacco da una lunga
quotidianità: aperta a un dopo incerto. Sotto una maschera nera, sul
muso, l'animale rende misteriosa e ambigua la sua identità. Diventando,
appunto, una presenza importante e indecifrabile, qualcosa di più di
un dipinto. Giocando su quest'affinità fra due maschere, l'autore riesce
a rendere leggero e scherzoso il momento dell'addio. Destinato, però,
a diventare definitivo: un addio alla vita.
La premiazione ufficiale è avvenuta
mercoledì 8 marzo 2006
all'Istituto di teologia, Lugano