Speranze nella lotta contro il cancro del seno


Dott. Marco Varini, oncologo

Dottore, sarà mai possibile sconfiggere il cancro del seno?

Si tratta di una domanda ricorrente posta all’équipe di senologia della Clinica Sant’Anna. Ancora pochi anni fa a questa domanda, imbarazzato, rispondevo evasivamente. Oggi lo scenario è sensibilmente cambiato, non solo a livello della ricerca di base, ma direi in modo importante anche a livello delle cure che ricevono le nostre pazienti.



Cominciamo con un’importante buona notizia.
La donna che si ammala oggi di cancro al seno vive mediamente più a lungo che non 10 anni fa. Questo fatto viene evidenziato da tutte le statistiche più recenti dei paesi occidentali che mostrano una mortalità in netto declino
Questo miglioramento è frutto di tanti piccoli continui progressi nella diagnosi e nelle cure che portano a un grande risultato. A cinque anni dalla diagnosi, il 65% delle pazienti viene considerato guarito, ma se il tumore operato è inferiore ai 2 cm e i linfonodi dell’ascella sono sani, la percentuale di guarigione sfiora il 90%.

La nostra esperienza quotidiana mostra che i tumori diagnosticati oggigiorno hanno un diametro nettamente più piccolo (sovente non si riesce nemmeno a palparli) che non negli anni ’80. Ciò è dovuto sia alla maggior consapevolezza delle donne per il problema, che al migliorato accesso alla mammografia di screening.
Questo miglioramento della prognosi deriva inoltre dall’individualizzazione del programma terapeutico con le diverse opzioni possibili fin dal momento della diagnosi.
Infatti chirurgia, chemioterapia, ormonoterapia, immunoterapia con anticorpi monoclonali, radioterapia sono mezzi oggi a nostra disposizione che concorrono tutti a migliorare i risultati di sopravvivenza. Va da sé che di fronte a una così ampia scelta di possibilità terapeutiche il trattamento debba venir personalizzato adattandolo al rischio individuale, ottimizzando così le probabilità di guarigione. Importante è sapere che non tutti i tumori e non tutte le pazienti devono venir curate nello stesso modo.

Da ultimo bisogna sottolineare il contributo alla migliorata sopravvivenza dovuto all’avvento di nuovi potenti farmaci in grado di stabilizzare la malattia anche nei casi dove questa ha già raggiunto uno stadio avanzato con metastasi, permettendo così di mantenere una vita qualitativamente valida.
Abbiamo imparato ad evitare il più possibile la mastectomia, limitandoci all’escissione del tumore con un importante beneficio psicologico e cosmetico. Riusciamo a individuare meglio i tumori maggiormente a rischio, che necessitano subito un incisivo trattamento farmacologico, per ridurre il rischio di metastasi e cerchiamo di individuare meglio i tumori, con un’ottima chance di guarigione e senza dover ricorrere a cure impegnative come la chemioterapia.

Contemporaneamente al miglioramento delle possibilità diagnostiche e quindi con l’attribuzione di trattamenti il più possibile su misura, sono migliorati anche i medica- menti antitumorali a disposizione, sia in efficacia che nella riduzione degli effetti collaterali. Questo miglioramento è diventato palese negli ultimi anni e credo fermamente che ci troviamo solo all’inizio di un’evoluzione che cambierà sostanzialmente i nostri sistemi ci cura. “The changing face of breast cancer treatment” è diventato tema di dibattito negli ambienti specialistici.

La senologia è sempre stata una delle attività principali della Clinica Sant’Anna, sviluppata fin dagli anni ottanta e nata dalla collaborazione tra ginecologi, radiologici e l’oncologo della clinica. Il nostro istituto si pone quindi tradizionalmente come uno dei punti di eccellenza nel campo della senologia in Ticino, attirando una gran parte della patologia mammaria e in particolare del carcinoma del seno.
La Clinica Sant’Anna di Sorengo e la sua équipe di medici specializzati nei problemi senologici si sforzano costantemente di migliorare le proprie competenze e di applicare le tecniche più avanzate, partecipando alla ricerca e allo studio di nuove modalità diagnostiche e terapeutiche, in collaborazione con istituzioni di rinomanza internazionale.

La mammografia è il migliore strumento per diagnosticare precocemente un carcinoma mammario
e nonostante alcuni suoi limiti è l’indagine senologica con la più alta affidabilità, specialmente se associata a un’accurata palpazione e alla ecografia (chiamata anche sonografia).
Negli ultimi anni viene sempre più utilizzata la risonanza magnetica (RMI) per risolvere problemi diagnostici difficili o per rari casi particolari. La RMI non sostituisce in nessun caso la mammografia e rimane un esame di seconda linea che può venir interpretata correttamente solo se associata agli altri esami.
Tutte queste indagini ci permettono rapidamente di escludere fortunatamente nella maggioranza dei casi la presenza di un tumore oppure di farne la diagnosi tempestiva quando necessario. Fondamentale per la diagnosi definitiva è l’identificazione al microscopio di singole cellule tumorali (esame citologico) o di tessuto tumorale (esame istologico). Il materiale necessario alla diagnosi può venir prelevato dalla regione mammaria sospetta in vari modi a dipendenza delle circostanze anatomiche.

Un nodulo ben palpabile e vicino alla cute si può pungere facilmente per ottenere un agoaspirato. Piccole microcalcificazioni profonde possono necessitare un’agobiopsia oppure una biopsia escissionale in sala operatoria
Talvolta una lesione non palpabile deve venir marcata prima dell’intervento con un filo metallico che serve da guida per trovarla con sicurezza durante l’operazione.

Abbiamo visto come sia importante lo stato delle ghiandole linfatiche dell’ascella per stabilire la prognosi di un tumore. Se le ghiandole sono sane, la prognosi è più favorevole, mentre la presenza di tumore nei linfonodi è determinante per la scelta delle cure future. Solo l’esame al microscopio è in grado di stabilire lo stato dei linfonodi, per cui questi devono venir prelevati chirurgicamente. In passato si ricorreva al cosiddetto “svuotamento ascellare”, cioè all’asportazione chirurgica di un numero importante di ghiandole ascellari, alla quale facevano seguito frequenti inconvenienti fastidiosi al braccio e alla spalla.
Nell’ottica di una chirurgia sempre meno traumatizzante e più conservativa è stata sviluppata e ora praticata in tutti i centri specializzati la tecnica del linfonodo sentinella ormai diventata di routine nella nostra clinica (in poco più di due anni è stata applicata in 77 casi). Con questo approccio viene di solito prelevato solo un linfonodo, il linfonodo sentinella, senza traumatizzare l’ascella e ottenendo comunque in modo affidabile tutte le informazioni necessarie per l’ulteriore programmazione delle cure. Questo linfonodo, la prima ghiandola linfatica della rete di drainaggio linfatico della mammella, viene marcato con un tracciante minimamente radioattivo il giorno prima dell’intervento, affinché il chirurgo possa identificarlo e prelevarlo per l’esame istologico.
Questo intervento richiede unicamente un piccolo taglio e un prelievo relativamente superficiale nei casi in cui le ghiandole risultano sane, negli altri casi è comunque necessario procedere come in passato allo svuotamento chirurgico dell’ascella. Una volta appurata la diagnosi, tolto il tumore, stabilito lo stato dei linfonodi ascellari è necessario completare la valutazione con ulteriori esami supplementari secondo necessità (di solito radiografia del torace, ecografia addominale, scintigrafia ossea) per arrivare a una definizione il più esatta possibile dello stadio della malattia dal quale dipendono le cure ulteriori intese a ottimizzare al massimo le chances di guarigione.

Da quanto detto si vede facilmente come la diagnosi e la cura di un carcinoma del seno siano diventate un compito altamente specializzato che coinvolge diversi specialisti.
Per un buon risultato clinico è quindi fondamentale il perfetto funzionamento di un’affiatata équipe interdisciplinare.
Dal settembre 2003 abbiamo introdotto per primi in Ticino il cosiddetto “Tumor board”, una conferenza quindicinale del patologo e di tutti gli specialisti coinvolti (chirurgo, ginecologo, radiologo, radioterapista, medico nucleare e oncologo medico) per discutere alla luce dei preparati cito-istologici ottenuti dalle biopsie, tutti i casi in accertamento e in trattamento in clinica. Questa conferenza aperta anche ai medici curanti e a tutti gli specialisti interessati, serve a garantire con un confronto critico interno la qualità delle cure e la coerenza con i progressi oncologici più recenti, soprattutto per i casi particolari e più difficili.

Le cure dopo l’intervento chirurgico sono molto diversificate e individualizzate e non possono venir discusse qui in dettaglio, ma saranno oggetto di ulteriori presentazioni.
Mi limito a segnalare che le pazienti che hanno subito un intervento conservativo devono sottoporsi anche a una radioterapia ambulatoriale del seno, mentre le poche pazienti che per un motivo o per l’altro hanno avuto una mastectomia, possono far ricorso (la spesa è riconosciuta dalle casse malati) a un intervento di chirurgia ricostruttiva praticata nelle nostre cliniche.

I trattamenti farmacologici eventualmente necessari per prevenire l’insorgenza di recidive o metastasi (terapie adiuvanti) presentano oggi opzioni molto diversificate che devono venir discusse individualmente e in dettaglio con un oncologo medico.
L’offerta della clinica in ambito oncologico è completata da un servizio psicooncologico presente già dal 1996 e da un servizio sociale offerto gratuitamente ai pazienti oncologici dall’Associazione Triangolo.


La diagnosi del carcinoma mammario


L’autoesame del seno.
È il primo passo verso la prevenzione. Consiste nell’osservazione e autopalpazione periodica. Il periodo migliore per fare l’autoesame è la settimana successiva alle mestruazioni.
Palpazione.
Permette di individuare e valutare la natura di un nodulo (per determinarne le dimensioni, la composizione, la mobilità) tramite un'attenta palpazione della zona interessata. I noduli benigni hanno una diversa consistenza rispetto a quelli cancerosi.
Mammografia.
La radiografia della mammella con raggi X a basso dosaggio fornisce importanti informazioni su noduli o piccoli depositi di calcio (microcalcificazioni) e valutare se questi reperti meritano ulteriori approfondimenti.
Ecografia
(chiamato anche sonografia). L'esame impiega onde sonore ad alta frequenza per scoprire se un nodulo è di natura solida o se contiene liquido. È praticato spesso in associazione alla mammografia, è rapido ed innocuo. Si esegue specialmente nelle donne più giovani essendo i seni troppo densi per la mammografia.
La risonanza magnetica.
La risonanza magnetica è un’indagine in grado di svelare noduli tumorali anche molto piccoli. La procedura si svolge attraverso un processo di elaborazioni dati effettuato dal computer e richiede la somministrazione di un mezzo di contrasto non radioattivo.

Se queste indagini risultano normali non è necessario nessun ulteriore esame e la paziente torna in controllo regolare. In alcuni casi si rende invece necessario il prelievo di fluido o di tessuto per formulare una diagnosi più precisa. In questi casi si può ricorrere alle seguenti modalità di prelievo dettate dalle particolarità del caso.

Agoaspirato.
Un ago sottile viene usato per aspirare un campione di fluido da un nodulo mammario da inviare per esame citologico (esame microscopico delle cellule prelevate).
Agobiopsia.
Tecnica che permette di prelevare un campione di tessuto, e non solo di singole cellule, da un'area risultata sospetta alla mammografia o all’ecografia.
Il tessuto asportato dall'agobiopsia è inviato ad un patologo per l'esame istologico (esame microscopico esteso a tutto il tessuto prelevato e non solo a singole cellule).
Biopsia escissionale.
Il chirurgo asporta il nodulo in parte o interamente e lo invia ad un patologo per l'esame istologico.
Biopsia escissionale marcata.
In alcuni casi di noduli non palpabili può essere necessaria l’introduzione nel seno di un filo metallico il giorno prima dell’intervento per permettere al chirurgo di trovare il nodulo da prelevare.



Articolo originale in:
“Insieme a noi”
Edito dal Gruppo Ospedaliero Ars Medica
via Cantonale, CH-6929 Lugano - Gravesano