Premio Dialogare 2003

Il 15 dicembre 2002 è stato chiuso il concorso di narrativa aperto il 15 giugno 2002 e al segretariato di Dialogare sono giunti 112 lavori da varie parti del Ticino e dall’Italia.

Tema: Una figura femminile particolarmente significativa per me

Il verdetto della giuria

La giuria
Osvalda Varini, presidente
Carla Agustoni
Alma Bacciarini
Luciana Bassi Caglio,
Franca Tiberto
Luciana Tufani

ha espresso il seguente verdetto:

Vince il premio di CHF 1'000.-
il racconto scritto da Elena Rondi di Comano
"Variazioni su una vecchia fotografia"
per l’originalità con la quale tratta un tema così comune come quello della difficile relazione madre/figlia.
Sono segnalati i racconti di
Ketty Fusco
Erica Zippilli
Gerry Mottis

La premiazione ufficiale è avvenuta
martedì 25 marzo 2003
all’Università della Svizzera italiana, Lugano

Motivazioni della giuria

Per il racconto premiato di Elena Rondi
Intervista alla vincitrice

Se la figura della madre rappresenta, per così dire, un punto di riferimento obbligato per ogni figlia, qui l’autrice riesce a presentarla con un’originalità che rompe le convenzioni. Ma senza forzature. Il racconto è scritto con una attenzione costantemente rivolta a delineare con precisione crescente il rapporto tra madre e figlia. Si è di fronte a una foto, sempre più nitida man mano che si procede nella lettura. Il racconto è ben strutturato e il linguaggio usato per descrivere questa figura femminile, dà il senso della relazione problematica. Lo stile sintetico e asciutto procede con ritmo veloce ma sempre leggermente ironico, trasmettendo ai lettori e alle lettrici il clima emotivo che pervade il rapporto tra questa madre e questa figlia. La scrittura mette in rilievo le sfaccettature, gli spigoli, illuminando angoli segreti che rispecchiano in modo condensato la personalità della madre. Una madre non annientata dal ruolo familiare, in tempi in cui spesso succedeva. Tutt’altro. Al di là della madre, qui emerge la donna dalla personalità decisa, quasi dura, forse pudica nei confronti dei suoi stessi sentimenti. Che nel racconto emergono nella bella e decisiva frase conclusiva. Il racconto con il suo linguaggio scarno ma efficace, svela a poco a poco l’evolversi di una relazione, che pur non corrispondendo agli schemi convenzionali, è innegabilmente una relazione d’affetto. Infatti la frase finale nella sua brevità, riesce ad aprire una dimensione più profonda di questo rapporto. Dimensione che chi legge può intuire, senza che il racconto necessiti di altre parole.

Menzione particolare al racconto
Lettera della speranza
di Gerry Mottis

Il soggetto del racconto è di grande attualità ed evidenzia i motivi che spingono tante persone ad imbarcarsi alla ricerca della Pace. Questo racconto è una riuscita testimonianza delle innumerevoli tragedie individuali e famigliari che purtroppo hanno colpito molti esseri umani. Il racconto parte dal ritrovamento in mare, da parte delle guardie costiere di Brindisi, di una lettera senza firma e senza data, all’indomani del naufragio *? di un mercantile kossovaro: 457 i morti accertati. Lettera di un’esperienza realmente vissuta? Lettera che nasce dalla fantasia di chi l’ha scritta? Non lo sappiamo, non lo sapremo. Ma che importa? Questa storia diventa testimonianza per tutte le altre storie di fuga e di disperazione. La lettera ci parla con un linguaggio scorrevole e semplice dell’amore di una madre e della gratitudine di una figlia. Un amore che diventa sacrificio per dare un’altra volta la vita. Questa madre non leggerà mai le parole di amore e di gratitudine che la figlia le indirizza. Sentimenti che caratterizzano la relazione tra le madri e le figlie di tutto il mondo, sentimenti che rimangono sovente inespressi per varie ragioni: qui per un naufragio, altrove per difficoltà, problemi, incomprensioni, inadeguatezze. Il racconto trasmette in poche righe valori che esistono al di là di ogni naufragio.

Menzione particolare al racconto
A lei, la mia stanza dei giochi
di Ketty Fusco

Con tocchi lievi, ma precisi, l’autrice traccia il ritratto di una zia che dedica tutta la sua vita agli altri. Un ritratto fisico e morale descritto tramite significativi episodi, scritti con estrema chiarezza. L’incipit mantiene le promesse. E’ l’agile avvio di un racconto che si dipana rispettando le regole di un corretto meccanismo narrativo che rivela, via via, i contenuti. Tutto gravita intorno al ricordo di un personaggio, una zia, che ha molto contato nell’infanzia dell’autrice, e con la quale finisce persino per identificarsi. Ma, per farlo, la nipote-autrice deve compiere, a sua volta, un lungo percorso di vita: anziana, si rende conto del valore di quella figura di zia, tipica delle precedenti generazioni femminili, quando nelle famiglie si contava sul sacrificio di una donna che, dedicandosi agli altri, dimenticava se stessa. La dimensione sentimentale, dominante è comunqu*?e tenuta sotto controllo: non sbanda nel sentimentalismo. Un racconto di una vita rinchiuso armoniosamente in due pagine, scritte in modo esemplare e meritevoli di apprezzamento.

Menzione particolare al racconto
Profumi e acquasanta
di Erika Zippilli

Il personaggio centrale emerge in modo smagliante ed è interessante il suo prendere corpo attraverso il ricordo dell’io narrante bambino, il quale è attento anche alla visione che gli altri, cioè ” i grandi” hanno della Ziaida. Questo procedimento contribuisce a formare una rappresentazione non solo del personaggio ma anche del contesto in cui vive. Interessante anche la capacità di ripescare e reimpiegare in costrutti perfettamente comprensibili, parole appartenenti al dialetto, a volte abbastanza arcaico. La lingua qui è usata bene, in modo consapevole, in funzione degli effetti ricercati dall’autrice. Un po’ eccessiva e compiaciuta l’insistenza nel coniare così frequentemente nomi composti (“bassotracagnotto”, taglienteirriverente”) perché danno dopo un po’ un’impressione di affettazione, togliendo spontaneità al racconto.