Premio Dialogare 2004

Il 15 dicembre 2003 è stato chiuso il concorso di narrativa/riflessione aperto il 15 giugno 2003 e al segretariato di Dialogare sono giunti 60 lavori da varie parti del Ticino e dall’Italia.

Tema: Straniera tu, straniera io

Da una società, sempre più multietnica e multiculturale, emerge ormai in termini urgenti il problema dell’accoglienza e della convivenza. Come lo affronti e come lo vivi? Sei libera/libero di proporre la tua esperienza nella forma che preferisci: una riflessione sulla società o un racconto.
Il testo, in lingua italiana, inedito e della lunghezza massima di
3 cartelle (10'000 segni inclusi gli spazi)

Il verdetto della giuria

La giuria
Osvalda Varini, presidente
Carla Agustoni
Alma Bacciarini
Luciana Bassi Caglio
Franca Tiberto
Luciana Tufani

ha espresso il seguente verdetto:

Vincono ognuno il premio di CHF 1'000.-
“Made in Italy” di Claudia Manselli, Torino
“Un problema di udito” di Alexandre Hmine, Lugano

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Motivazioni della giuria per i testi premiati
(primo premio ex equo)

“Made in Italy” di Claudia Manselli, Torino

intervista alla vincitrice
In questo testo una torinese, a bordo di un autobus, registra le immagini di una città che con l’arrivo degli stranieri ha cambiato fisionomia suscitando in lei un disorientamento sempre più sofferto, che finirà nella psicosi. Il tranquillo e prevedibile orizzonte di questa donna, senza figli, senza una professione e con un marito forse infedele, sembra ai suoi occhi sfaldarsi e crollare sotto l’urto della folla colorata e rumorosa degli extracomunitari. Che rende colpevoli del suo stesso mal di vivere. Con una scrittura chiara e nitida, viene descritto lo straniero che invadendo gli spazi, una volta familiari, rende il mondo quanto mai minaccioso. La protagonista, che sembra perdere qualsiasi punto di riferimento in una città totalmente cambiata, sa trasmettere ai lettori e alle lettrici, la paura irrazionale di fronte al diverso.

“Un problema di udito” di Alexandre Hmine, Lugano

Intervista al vincitore
Questo testo offre un punto di vista degno di nota perché aggredisce l’argomento non solo dall’esterno ma dall’interno, non per imporgli una griglia interpretativa, che se mai sta a noi elaborare, bensì per narrare una concreta esperienza vissuta. Il giovane che scrive non semplifica le situazioni, né le edulcora, e attraverso una serie di aneddoti ripescati dalla sua memoria, illustra con efficacia la difficile situazione di chi, senza essere veramente un estraneo né un integrato, si sente straniero sia in Svizzera dove è nato, sia in Marocco, da dove proviene la sua famiglia. Il testo ripropone a noi tutti, senza enfasi, e con un accattivante tocco di humour, problemi che ci coinvolgono, anche di linguaggio, e che rischiamo di conoscere solo attraverso approcci teorici, o fredde realtà statistiche. Qui insomma la questione si pone nella sua autentica complessità, in presa diretta.

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Motivazioni della giuria per gli scritti segnalati

“Lettera a Dante” di Sonya Robbiani-Martini, Comano

Una lettera scritta da una svizzera ad un italiano, oggi rientrato in Italia, che costituisce una vivace fotografia d’epoca: la Zurigo degli anni 60, quando gli stranieri “estranei” erano gli italiani e persino i ticinesi. Uno scambio di usi e costumi che ha elvetizzato gli italiani e italianizzato gli svizzeri. Una lettera che suscita l’interesse dei lettori, in particolare di chi ha vissuto in quegli anni a Zurigo. Oggi a distanza di 40 anni, la stessa città si è trasformata e ha integrato le tante cose belle che quell’emigrato aveva pur portato. Il saggio obbliga a ripensare alla situazione attuale, dove lo straniero non è più l’italiano, ma l’extracomunitario, che di nuovo viene visto come completamente estraneo al nostro ambiente. Chissà che tra 40 anni, queste nostre città non abbiano avuto la stessa capacità di Zurigo, integrando usi e costumi a noi oggi tanto lontani, e aprendosi così a nuovi orizzonti?

“La strada per Basia” di Marina Giovannelli, Udine

Nel racconto una figlia che non può accudire la madre si sente sollevata nel delegare questo compito, ma percepisce anche tutto il disagio di fronte alla” badante”, che non riesce a capire. Le “badanti”, persone straniere, che sentiamo lontane e vicine nello stesso tempo, persone che trasferiscono qui a pagamento quello che nel loro paese è ancora un modo di vita. Il racconto affronta senza retorica la tematica della difficile accettazione dello straniero. L’argomento, sviluppato in modo coerente e approfondito, rivela l’atteggiamento contraddittorio di chi dello straniero ha bisogno e con lo straniero è a suo modo solidale, ma è irrimediabilmente urtato dalle piccole differenze che emergono nel rapporto quotidiano. Questo imbarazzante sentimento della protagonista è descritto dall’autrice senza moralismi e, ugualmente senza moralismi, sarà superato grazie a un ponte gettato fra due donne diverse, fra due culture che non comunicano. Un ponte fatto di poesia e creato da una donna.

La premiazione ufficiale è avvenuta
martedì 10 marzo 2004
all’Università della Svizzera italiana, Lugano